26 aprile 2009

A Berlino tra le stelle olimpiche

Per tutti i nostri lettori appassionati di sport e in particolare di Atletica Leggera, l’occasione giusta per visitare Berlino potrebbe presentarsi proprio quest’estate. Dal 15 al 23 agosto infatti la capitale tedesca ospiterà la dodicesima edizione dei Campionati mondiali di Atletica Leggera. Palcoscenico principale della manifestazione lo storico e affascinante Olympia Stadion che vedrà correre, saltare, lanciare alcune tra le più grandi stelle dell’atletica del momento: primo fra tutti il tre volte campione olimpico Usain Bolt; la primatista mondiale del salto con l’asta Yelena Isinbayeva o il campione dei 5000m Kenenisa Bekele, e ancora l’americano quattrocentista Jeremy Wariner, la svedese Carolina Kluft che ha lasciato l’eptathlon per dedicarsi solamente al salto in lungo, o la giavellottista tedesca Christina Obergföll. La cerimonia d’apertura è fissata per le 17 di sabato 15 agosto, quando sarà già stata assegnata la prima medaglia, vale a dire quella dei 20 km di marcia previsti per le ore 13 dello stesso giorno. A fare da scenografia d’eccezione alla partenza e all’arrivo sia della marcia che della maratona sarà la Porta di Brandeburgo. Alle 21:35 della domenica, nella finale dei 100metri piani, scopriremo invece se ad un anno di distanza qualcuno riuscirà a ritoccare o anche solo ad avvicinarsi allo stratosferico 9’’69 di Usain Bolt. In chiusura domenica 23 agosto, come di consueto, le staffette 4x100m e 4x400m, cui seguirà la cerimonia finale alle 18:35. Gli organizzatori dei campionati prevedono la partecipazione di circa 500.000 spettatori, vale a dire 55.000 al giorno.

Tutte le informazioni relative ai campionati, gli orari delle gare, i biglietti, l’organizzazione e le curiosità, sono disponibili sul sito www.berlin2009.org.

English version:
This summer could be the opportunity to visit Berlin. From August 15-23 in fact the german capital will host the twelfth edition of the World Championship in Athletics. Event's stage will be the historical and fascinated Olympia Stadion, where will run and jump some of the biggest stars of the moment: first of all the three times Olympic champion Usain Bolt, the pole vault's Primat World Yelena Isinbayeva and the 5000metres' champion Kenenisa Bekele. The opening ceremony is set for the 17 on Saturday August 15, when it is already allocated the first coin, that of the 20 km march, planned for the 13 hours of that day. At 21:35 on Sunday, in the 100 metres' final, we will disclose if there is someone able to adjust or even to approach the stratospheric 9''69 of Usain Bolt. Closing Sunday 23 August, as usual, the 4x100 and 4x400 relays and then the final ceremony at 18:35.
The organizers expected about 500,000 spectators, that is to say 55,000 a day.

All information around the championships, races' times, tickets, organization and curiosity, is available on site www.berlin2009.org.

20 aprile 2009

Ich bin ein Berliner



Il 26 giugno del 1963 il presidente americano John F. Kennedy, davanti al municipio di Schonenberg, pronuniciò la celebre frase: "Io sono un berlinese".
Ma quand'è che si diventa berlinesi?
Ci sono città in cui non si è accolti come figli se non ci si è nati, altre in cui i nuovi arrivati si sentono realmente cittadini dopo la terza o quarta generazione. Qui è berlinese chi arriva per restarci. E questo è tutto.

Ma anche chi arriva per restarci solo pochi giorni può sentirsi un po' berlinese. Berlino con le sue ampie strade, i suoi palazzi e la completa assenza di traffico sembra davvero pronta a poter accogliere chiunque le faccia visita, non importa per quanto tempo si resti.. tutti possono trovare il proprio piccolo spazio nella capitale tedesca.
Berlino è una città emozionante, è una città che mostra fiera quelle che sono state le sue cicatrici, che è riuscita a rialzarsi e rimettersi in piedi. Guarda con forza al futuro, senza dimenticare il passato e quelli che sono stati anche anni bui della sua storia. I segni della storia sono presenti ovunque nella città, sono solchi profondi ai quali sono sempre accostati alla modernità alla ricostruzione. Luogo simbolo potrebbe essere la chiesa di Kaiser-Wilhelm-Gedachtniskirche a Kunfunrsterdamm, o meglio due chiese una appiccicata all'altra, quello che resta della vecchia chiesa e la chiesa nuova ultra moderna che a guardarla tutto sembra tranne che un luogo sacro.

Musei ricchissimi, edifici imponenti, bei negozi e iniziative stimolanti compongono il vasto panorama berlinese, ma non esauriscono certo il senso di una visita a Berlino. L'elenco delle cose da vedere e da poter fare è davvero sterminato, un un possibile itinerario di viaggio da consigliare finirei con l'escludere sicuramente qualcosa di fondamentale. I quartieri da visitare sono tanti, e anche molto diversi tra loro, a ognuno quindi il compito di trovare quello più adatto ai propri gusti. Bisogna lanciarsi alla scoperta, il successo è assicurato.




Ed adesso, in esclusiva qui su dreaming on the road, un elenco di cose da fare assolutamente a Berlino:

- Andare a caccia di orsi. Dappertutto a Berlino si vedono orsi, è il bello è proprio andare a scovarli e farsi più foto possibili con loro, sono vere e proprie opere d'arte sparse per la città, ognuno con una sua particolare "pelliccia" artistica. L'orso è infatti il simbolo della città, l'orso è anche il premio del Festival del cinema di Berlino, la Berlinale, che lo offre - d'oro o d'argento - in premio al miglior film nonchè al più interessante copione sul tema dell'omosseFssualità.

- Guardarsi in giro e ritrovarsi sempre da qualche parte la torre della televisione di Alexander Platz, alta ben 368m, è il principale punto di riferimento visivo della città. Per il novello berlinese può diventare una sorta di stella polare che lo aiuta nell'orientarsi tra le strade. Ritrovandosi un po' confusi a guardare l'immensa cartina di Berlino, è infatti utilissimo capire se andare verso la torre o in senso contrario alla torre. Provare per credere.

- Farsi una passeggiata lungo il muro, visitando la east side gallery e lasciare un piccolo segno accanto al gran numero di murales. Nell'autunno del 1990 un gran numero di artisti di 24 paesi trasformarono in una galleria all'aperto il tratto di Muro sulla riva orientale della Sprea. La east side gallery testimoniava l'euforia che si diffuse in tutto il mondo alla caduta del Muro, anche se quei murales non protetti sono ormai scoloriti per la pioggia e il vento e qualcuno è stato rifatto in seguito. Le opere più famose sono certamente il Bruderkuss di Dimitri Vrubel, ovvero il "bacio fraterno" tra il leader sovietico Breznev e quello tedesco orientale Honecker.
E ovviamente visitare il Checkpoint Charlie, l'unico punto di passaggio per gli stranieri quando la città quando era ancora divisa in due: YOU ARE LEAVING THE AMERICAN SECTOR.

- Fare un picnic a Tiergarten, il parco più grande della zona centrale di Berlino per una superficie totale di 200 ettari. Si può trascorrere l'intera giornata al parco mangiando e bevendo, giocando, riposando e sognando all'ombra, sentendosi come a casa propria.

- Salire sulla cupola del Reichstag, il parlamento tedesco. L'ingresso è gratuito e aperto a tutti. Dalla cima si può ammirare il panorama della città a 360°, sperando di beccare una bella giornata di sole. L'unica pecca è che si potrebbe trovare un po' di fila prima dell'entrata, ma c'è anche da dire che è stata l'unica fila che io abia fatto a Berlino.

- Mangiare il currywurst e bere la Berliner, una birra chiara ad alta fermentazione, verde (con sciroppo di asperula) o rossa (con sciroppo di lampone), che si beve con la cannuccia e da grandi boccali.

E ovviamente non posso che chiudere questo post che con un piccolo dizionario di parole tedesche che ho imparato
ja e nein (e fin qui penso ci siamo tutti)

danke schone e bitte schone (da pronunciare allungando il più possibile la "o", più lunga è meglio è, aggiungere poi con cautela un certo tono un po' infantile. Viene fuori qualcosa come danke schoooooooooone, bitte schooooooooooone): grazie e prego.

warum?? (la doppia w si legge v): perchè.

was?? (vi tornerà molto utile, credetemi): cosa??

wasser: acqua, quando avrete sete risulterà di vitale importanza

au finden falle (non so come si scriva di preciso, ma in ogni caso sarà assolutamente inutile, quindi perchè preoccuparsi?): nel caso in cui (però ha un suono molto simpatico, no?)

e quindi per finire tchuuuuuuuusssss! (stesso discorso per danke schone): è il bye bye in versione crucca.



Visualizzazione ingrandita della mappa

English version:
On 26 June 1963 U.S. President John F. Kennedy, in front of City Hall to Schonenberg, pronounced the famous phrase: "I am a Berliner."
But when you become a Berliner?
There are cities where it was not accepted as children if they are not born there, others in which newcomers feel really people after the third or fourth generation. Here, Berliner is who comes to stay. And that's all.

But even those who come to stay only a few days can feel a little bit a Berliner. Berlin, with its broad streets, its palaces and the complete absence of traffic really seems ready to accept anyone, no matter how long he remains .. everyone can find his own little space in the German capital.
Berlin is an exciting city, is a city that shows the fair that have been his scars, which managed to get up and get back on their feet. Watch firmly to the future, without forgetting the past and those which were also dark years of its history. Signs of history are everywhere in the city are deep grooves that are always juxtaposed to modernity in the reconstruction. Place could be a symbol of the church Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche Kunfunrsterdamm to, or better two churches one stuck to another, what remains of the old church and the church the new ultra modern look that seems all but a sacred place.


Rossella Pisano

16 aprile 2009

Copenaghen: terra di vichinghi, fiabe e...energia eolica!


Copenaghen, capitale della Danimarca, con quasi 6mila abitanti per chilometro quadrato è la città più popolosa dello stato. Ma quando l’ho visitata nel 2006, poco prima della mia partenza, era stata definita anche come una delle città più vivibili del mondo, uno dei luoghi in cui le persone sono più serene. E già dopo 24 ore che gironzolavo ho pensato che quella statistica stavolta fosse proprio azzeccata. Sarà per l’aria fresca che anche sotto il sole d’agosto, che a Roma ti toglierebbe perfino la forza di camminare, lì invece non ti fa mai sudare; sarà per il traffico praticamente inesistente e per le centinaia di biciclette ordinatamente accatastate al posto dei parcheggi selvaggi; sarà per il tenore di vita più alto; sarà perché c’è il re e la regina, sarà perché non ho mai visto tante donne incinte o con bimbi al seguito tutte insieme, che come se non bastasse se ne andavano pedalando per la città con i loro pargoli nel cestino della bici; sarà perché a scuola non ti raccontano mai la sua storia e allora quando la vedi sembra che ti si apra una nuova finestra sul mondo; sarà perché è terra di vichinghi e di leggende, ma anche di Andersen e delle sue indimenticabili e indimenticate fiabe.

Dopo essere sbarcata a Kastrup (CPH), aeroporto internazionale di Copenaghen e principale aeroscalo danese, in fretta ho abbandonato la valigia in albergo per iniziare subito il mio tour alla scoperta di questa che potrebbe sembrare una città fredda, come il suo clima, distante da noi, non solo geograficamente, ma che invece si è rivelata essere di estrema cordialità e civiltà.
Girare per Copenaghen è molto facile; dalla stazione centrale parte infatti l’efficiente rete degli S-tog, fatta di treni pendolari, autobus e metropolitana. Ma come già accennato ci sono anche le bici che qui sembrano essere proprio il mezzo preferito da abitanti e turisti. Anche le strade sono fatte a misura di bicicletta: corsie preferenziali dove i ciclisti ti suonano e si arrabbiano se intralci il loro passaggio, semafori, parcheggi e punti dove è possibile affittarle.

Il mio giro è iniziato dalla zona del centro storico di Copenaghen, in particolare da Rådhuspladsen, la grandissima piazza rettangolare che ospita il Rådhus, ossia il municipio, realizzato da Martin Nyrop tra il 1892 e il 1903. All’interno del palazzo municipale il curioso orologio astronomico universale di Jen Olsen oltre all’ora e alla data mostra anche la posizione delle costellazioni. Proprio dalla Rådhuspladsen parte inoltre Frederiksberggade, una delle principali e più frequentate strade della città che tra negozi di abbigliamento e souvenir conduce in un’altra zona storica quella della Piazza Vecchia e della Piazza Nuova. Sono tantissimi però i luoghi, le vie, i monumenti che andrebbero visitati a Copenaghen e descriverli tutti sarebbe complicato perciò mi limiterò ad elencarvi i più importanti e descrivervi quelli che mi sono rimasti più… negli occhi.
Il primo è sicuramente il castello di Kronborg a Helsingor (a 45 km dalla capitale), che molti chiamano anche il castello di Amleto perché proprio qui Shakespeare ambientò la sua tragedia. Affacciato sul gelido mare del nord per secoli questo castello è stato la chiave strategica del controllo danese sulla navigazione in quel tratto di acque. Della fortezza è possibile visitare il cortile, in cui ancora oggi si tengono rappresentazioni shakespeariane, la cappella, le sale dei banchetti e dei cavalieri e soprattutto le prigioni sotterranee. Dico soprattutto perché qui il percorso obbligato ad un tratto, quasi inaspettatamente ti offre una vista che ti riempie gli occhi in un misto di meraviglia e soggezione. Fra umidità e un’atmosfera un po’ inquietante infatti ti porta davanti all’imponente statua di Holger Danske, il guerriero dormiente che secondo la leggenda si sveglierà quando e solo se la Danimarca sarà in pericolo.
Altro luogo da non perdere è il palazzo di Amelienborg, in realtà un quadrilatero costituito da quattro palazzine uguali, oggi residenza dei reali danesi, con al centro il monumento equestre di Federico V.
Ma non si può dire di essere stati a Copenaghen se non si è visto il simbolo della città, la Sirenetta che, nonostante lasci un po’ d’amaro in bocca una volta lì davanti, riscuote sempre un gran successo. Alle sue spalle tanto e tanto mare e all’orizzonte gli enormi impianti eolici, che proprio in Danimarca hanno trovato la loro patria.

Di seguito altre tappe che non dovrebbero mancare in un viaggio in terra danese e di cui vi “racconterò” tramite foto:
il Castello di Rosenborg con i suoi fantastici giardini
il Castello di Frederiksborg a Hillerod, letteralmente immerso nell’acqua
il Frederiksholm kanal e le gite sui canali
il parco dei divertimenti di Tivoli
la Frederikskirke
Christiania: la città nella città
Link utili:
Copenhagen, capital of Denmark, with nearly 6000 inhabitants per square kilometer is the most populous city of the state. But when I visited in 2006, shortly before my departure, had been chosen as one of the most peaceful and liveable cities in the world. After 24 hours that I strolled about I thought that this time the research was right. Copenhagen could seem a coldly and unfriendly town, instead it is extremely friendly and civilizations. Go around Copenhagen is very easy; infact from the central station start the efficient network of S-tog, with trains, buses and underground. But favourite residents and visitors’ means of transport is bicycle. The principal place to visit here are: Rådhuspladsen, a big rectangular square where there is the town hall; the Kronborg castle, also known as the Amlet’s castle because here Shakespeare placed his tragedy. Another important place is Amelienborg, a quadrilateral square consist of four identical palace, that today is the King and Queen’s residence. But you can’t say to have been in Copenhagen if you haven’t seen its symbol, the mermaid. Following other steps that should not miss in a trip to Danish land:
Rosenborg Castle with its fantastic gardens
Frederiksborg Castle in Hillerod, literally immersed in water
the Frederiksholm kanal and canal trips
the amusement park Tivoli
the Frederikskirke
Christiania



Procida


Visualizza Procida in una mappa di dimensioni maggiori

“Mi accontenterei di essere uno scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua.” (L’isola di Arturo, Elsa Morante)

Confesso: non ho mai visto Procida con i miei occhi.

Ma l’ho vista al cinema, l’ho letta nei libri, l’ho cercata nelle cartine. Insomma l’ho immaginata così tanto che mi arrogo il diritto di poterla raccontare.

Una lacrima di terra tra il golfo di Napoli e l’isola di Ischia che sembra esser caduta lì per caso, troppo piccola per essere un’isola, troppo grande per essere uno scoglio.
Quattro chilometri quadrati per diecimila abitanti ma centinaia di golfi, insenature, spiagge, baie e promontori. Un set ideale dove ambientare film e storie.
Un set che non si sono lasciati sfuggire Troisi che qui ha ambientato “Il postino” ed Elsa Morante che grazie a “L’isola di Arturo” ha vinto il premio Strega nel 1957.

Ma se Procida ha attirato da sempre le fantasie e la creatività di registi e scrittori ci sarà un buon motivo. Non può essere un caso.
E di motivi io ne ho trovati tanti.

Procida è un’isola di origine vulcanica: di quelle con i golfi a mezzaluna e la vegetazione fitta fitta.
Procida è un’isola senza città: solo borghi e paeselli con le case arroccate una sull’altra.
Procida è un’isola incontaminata: mare cristallino e spiaggette deserte per la pace di isolani e forestieri.
Procida è l’isola dei limoni: grandi, acri e dalla scorza robusta.

Potrei continuare all’infinito, ma non lo faccio. Perché Procida descritta nero su bianco perde il suo fascino, il suo sapore, i suoi odori. Allora o si lascia fare all’immaginazione o si prende il primo traghetto da Napoli e si va a visitare.
Nessun'altra alternativa.



I never seen Procida with my own eyes.

But I saw it in movies, I read it in books, I sought it into the maps. So I have imagined it so much that I think to be able to describe.

A tear of land between the Gulf of Naples and Ischia that seems to have fallen there by chance, too small to be an island, too big to be a stumbling block.
Four square kilometers, ten thousand inhabitants, but hundreds of bays, coves, beaches, coves and headlands. A set ideal where environmental performance films and stories.
A set that does not let themselves miss Troisi who has set "The Postman" and Elsa Morante that thanks to "The Island of Arturo" won the Strega Prize in 1957.

But Procida is more than a set.
Procida is an island of volcanic origin: those with a crescent bay and dense vegetation.
Procida is an island without city: only towns and villages with houses perched on top.
Procida is an untouched island sea deserted beaches and crystal clear for the peace of the islanders and visitors.
Procida is an island of lemons: large, acreage and peel robust.
if you have never been to procida you must see.


Rachele Massei

15 aprile 2009

Monte Redentore: "ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete.."



Salire fino all’ultimo gradino del mondo, quasi avere il cielo a portata di dito. Volgere lo sguardo all’intorno e realizzare quale intensità di azzurro compenetra il nostro corpo. Poi « sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete ». Un incantesimo che incatena l’animo di chi ama sollevarsi da terra, sfidare la durezza delle rocce e incamminarsi verso l’alto, in una dimensione parallela alla nostra, quasi estatica..

Infilate gli scarponi, voglio portarvi in montagna. Ma non su una montagna qualsiasi. Il viaggio ha come meta il Monte Redentore, a quota 1252 m s.l.m., dove s.l.m. sta per ‘sul livello del mare’ e mai come in questo caso l’espressione cade a pennello. La vetta, infatti, offre uno spettacolo degno del miglior attico: una terrazza che affaccia sul mare del Golfo di Gaeta ed abbraccia il tratto di Mar Tirreno che si estende dal Promontorio del Circeo e le Isole Pontine fino al Vesuvio. E’ l’unione della montagna con il mare che rende questo luogo molto speciale. Ci troviamo a Maranola, frazione di Formia, una cittadina in provincia di Latina. L’attributo ‘Redentore’ fa riferimento alla presenza della statua del Cristo, dalle fattezze simili a quelle del Cristo di Rio de Janeiro.

Il percorso può iniziare percorrendo un antico tratturo che si diparte direttamente da Maranola oppure scegliendo di parcheggiare l’auto nei pressi del rifugio di Pornito per poi iniziare a salire lungo un sentiero delimitato da staccionata. Già qui, possiamo scorgere il profilo della cima e la sottile figura del Cristo. Fin da subito, ci si perde con lo sguardo nel vallone che si apre immenso appena sotto di noi. La roccia calcarea caratterizzata tra un costone e l’altro da alcune chiazze di vegetazione, come tocchi casuali di colore, figli di un disegno ben preciso, presenta un ambiente fascinosamente duro e inospitale, quasi arido, dove non è raro incontrare pastori con le pecore al seguito. Si prosegue per un sentiero che corre lungo le fitte insenature della montagna e ad un tratto ci appare sulla destra in tutta la sua suggestività uno sperone di roccia che fa capolino nel vuoto, rimanendo in bilico. Da qui, se abbiamo fortuna, possiamo beccare in volo qualche esemplare di falco pellegrino o di corvo imperiale, che nidificano proprio tra le pieghe della roccia calcarea.

Ci aspetta ora un tratto impegnativo che richiede di zigzagare sempre più ripidamente su per la montagna: il pezzo di cammino meno amato dagli escursionisti in mountain bike. Nel salire, lasciamo per un attimo il sentiero tracciato per un breve fuoripista: qui barcamenandosi tra una roccia e l’altra, si può raggiungere la figura in gesso di una Madonna disposta a picco sulla valle. Tutt’intorno, un vuoto da far venire le vertigini.

Finalmente, a rinfrancarci dalla fatica, ecco la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo che, come un diamante incastonato in un anello, mostra solo una facciata di pietre, dietro la quale si nasconde la cavità naturale ospitante il corpo dell’edificio. La chiesetta viene aperta alla fine di giugno per accogliere la statua del santo, portata in processione da Maranola, frazione di Formia.
Alzando lo sguardo verso le maestose e spigolose pareti rocciose che sovrastano la cappella, scendono a mo’ di pioggia freschi goccioloni d’acqua, la stessa che sgorga dalla sorgente poco distante. Ma non siamo ancora giunti alla meta. Si sale ancora con tutto il panorama roccioso che fa da testimone ed uno specchio d’acqua che si inizia a intravedere tra le montagne.

La vetta è ormai vicina. Fuori dal sentiero principale, possiamo disporci in bilico su un cornicione naturale di roccia, dove complici il vuoto e le pareti rocciose a picco, acquistiamo la sensazione di dominare tutta la valle e le montagne sotto di noi con un pizzico di onnipotenza: un belvedere vertiginoso che richiama il cuore in gola.

Ripreso il sentiero principale, un ultimo sforzo ci conduce sulla vetta. Ad accoglierci le braccia protese del Cristo Redentore ed uno scenario incantevole in cui è il mare ai nostri piedi a farla da padrone. Gaeta pare avere la fisionomia di una tartaruga che dorme placida con la testa fuori dal guscio, in mezzo alle acque. Se poi il sole ha lasciato il posto alle nuvole, lo spettacolo non è da meno. Potremo osservare solo le punte delle montagne circostanti avvolte dalla nebbia soffice o le ‘passeggiate’ che le nuvole compiono per spostarsi. Qui non è difficile sentirsi al di sopra del mondo e a un palmo di naso dal cielo. Trasportati in un’altra dimensione che ci tiene staccati dalla terra, ma che, nel contempo, ci da conferma del potere estasiante della natura. Davvero un’esperienza dei sensi.



Go up to the last rung of the world, have almost the heavens at your fingertips .. put the boots, I want to bring in the mountains. The journey is the destination Monte Redeemer, at 1252 m above sea level: a terrace overlooking the sea in the Gulf of Gaeta and encompasses the stretch of the Tyrrhenian Sea, which extends from the Circeo Promontory and the Pontine Islands to Vesuvius. We are a Maranola, Formia fraction, a small town in the province of Latina.

The path may start taking an old Tratturo which departs from Maranola or choosing to climb along a trail bordered by a little more about the fence. Continue on a path that runs along the deep inlets of the mountain. Hence, if we have luck, we can peck somewhere in flight sample hawk or raven, which nest among the folds of limestone.

It expects a challenging stretch that requires ever more steeply zigzag up the mountain. Finally, to strengthen the effort, here is the little Church of San Michele Arcangelo, which shows only a facade of stone, behind which hides the natural cavities of the host body. The majestic cliffs and corners overlooking the chapel, fall as rain goccioloni fresh water, the same that flows a short distance from the source. Go up again with all the rocky landscape that serves as a witness and a body of water you start to see the mountains.

The summit is near. Taken over the main path, a final push us on the summit. Welcome to the arms of Christ the Redeemer and a beautiful scenery where the sea is at our feet lead the way boss. If the sun has given way to clouds, the show is no exception. We will see only the tips of mountains shrouded by fog soft or 'walks' that make the clouds move. Here it is not difficult to feel above the world and a hand to the nose from the sky.